l'orsa di mezzo

Perché tra il maggiore e il minore non c'è un buco nero


11 commenti

A lei (ricordo)

Io li conosco, quegli occhi.rose_in_the_mirror_by_svitakovaeva-d3e9dnt

Li ho incrociati per mesi nello specchio, in un tempo che non mi appartiene più, quando, incredula, scrutavo una realtà dai colori improbabili, alla ricerca di un tranello che doveva esserci, doveva.

Mi aspettava, infatti, proprio là, dove avevo già guardato dieci volte, ricoperto da uno strato sottilissimo di foglie dalle sfumature calde. Cadendoci pensavo adesso muoio. E’ giusto e non ho paura, lo so che il conto arriva, prima o poi, e nessun altro tira fuori il portafogli. Ma che non faccia troppo male, per favore.

Non morivo, e al ritorno mi sentivo forte, di un coraggio appoggiato su grucce di paglia.

Li conosco, quel loro fondo liquido racconta di umori incontrollabili, di sogni che si lasciano toccare e allora li accarezzi baldanzosa, e poi non sai che fartene, di quelle mani, che se potessi te le infileresti nel petto per lasciarle lì per sempre.

Ma non puoi.

Il sangue con i sogni non si amalgama.

Quegli occhi che adesso mi trapassano non hanno bisogno di specchi, e stanno in un altrove che spaventa, tanto è profondo e torbido. Han perso ogni interesse  per dettagli che allontanano dal nucleo essenziale delle cose, spine dispettose e ridicole che non intaccano la carne.

Non si possono nascondere, occhi così.
Soltanto una cieca intenzione può evitare d’imbattersi negli avanzi dell’incantesimo che li abita ogni notte, quando finalmente, a passo lieve, s’incamminano per l’unico sentiero che vogliono esplorare fino in fondo, quando si slegano dal tempo e si lasciano cadere in un abisso senza impatto.

 Osservo quegli occhi, incastonati nel tuo viso sperduto. Un poco mi feriscono, ma quello che mi scappa è un sorriso leggero.

In fondo è solo un graffio.

Brucia piano, mentre rovescio parole a senso unico.

E tu, zitta, mi racconti vita.

Annunci