l'orsa di mezzo

Perché tra il maggiore e il minore non c'è un buco nero


5 commenti

Non è così, ma mi è venuto spontaneo.

– Mamma, la poligamia in Italia è permessa?

– No tesoro. Non voglio sapere perché me lo chiedi, ma in Italia è possibile avere soltanto un coniuge alla volta.

– Ma poligamia non significa solo avere tante mogli?

– No, significa sposare più partners, di qualsiasi genere.

– E perchè allora non ci sono donne con tanti mariti?

– Perché ne hanno fin troppo di uno.

 

Annunci


10 commenti

Undicesimo: miss marmalade

Ovvero quante cose si possono imparare mentre gli altri stanno spaparanzati al sole.

 

Cose che avrei preferito non sapere:

1- come ci arrivano i vermi dentro le ciliegie (e qua suggerirei ad una carissima persona che si fa sempre in quattro per soddisfare ogni mia curiosità di rispondermi, la prossima volta: “Sì, davvero, giornata splendida”).

2- quanto tempo ci vuole a snocciolarne un chilo e mezzo (di ciliegie, non vermi) di quelle piccole.

3- perché le brave massaie fanno sempre le marmellate di prugne, pesche, albicocche, fragole, e mai quella di ciliegie.

Cose che ho imparato:

1- i nomi di tutti gli amichetti del mio piccolo vicino di casa Kevin che oggi giocavano nel cortile qua sotto mentre io sul balcone snocciolavo ciliegie, e parolacce (sottovoce).

2- non sono portata per i lavori che richiedono grande pazienza, ma ce la metto sempre tutta.

Cose che so:

1- Ho la nausea.

2- I bordi delle mie unghie non torneranno mai più ad avere il loro colore naturale. Pessimo è vero, ma sempre più gradevole del viola-vomito di ciucco.

3- Se qualcuno fosse entrato all’improvviso in casa mia oggi pomeriggio avrebbe pensato che avessi appena sgozzato un camion di maiali.

4- La marmellata di fragole è buonissima, oltre che molto facile da fare.

Cogliere la prima ciliegia matura dell’anno e ficcarsela in bocca è una delle meraviglie più meravigliose della vita.
Ed io son riuscita a rovinare anche quella.

Immagine


24 commenti

Settimo: ma vaffantube!

Gemma ha messo la sveglia alle sei.
Si è alzata e preparata con la solita, meticolosa cura. Lenti a contatto, trucco perfetto in ogni dettaglio, forma troppo giusta ai capelli. Leggins, anfibi e maglione preferito.
Un treno la consegna alla città, punto d’incontro con le  amiche. Insieme, su altre rotaie, attraversano parte del norditalia per raggiungere la metropoli e partecipare all’evento che aspettavano da mesi.
Un’ora di coda per entrare nel locale poi, finalmente, tutti i loro youtubers preferiti a portata di mano, occhi, voce, selfie, tachicardia.
L’ambiente è diviso in settori. Stracolmo di gente, soprattutto ragazzine come lei. Musica e parole a volume altissimo.
Per fare una foto con chiunque bisogna mettersi in fila. Una fila eterna e pressante. Senza bere, perché dentro non si può portare nulla. Al bar, per la modica cifra di due euro, ti vendono un bicchiere d’acqua, ma se esci dal tuo posto torni in fondo, quindi Gemma e le sue amiche neanche ci pensano a perdere la posizione conquistata. Preferiscono mille volte arrivare alla meta disidratate.
Mamma l’aveva detto, di non mettere il maglione di lana, ma la mamma, in quanto tale, non capisce mai niente.
Tre ore di attesa valgono una foto con Arf, Casper, Timer e Toy, ma quando Gemma riesce a mettere insieme i pezzetti di cuore e a raggiungerli, i saluti masticati mille volte cadono nel vuoto, e il suo sguardo adorante rimbalza sui menti dei beniamini già stanchi, che manco fanno lo sforzo di abbassare gli occhi sull’ennesima fan, ma sorridono imbalsamati al click numero mille.
“E’ stato come mettersi  in posa tra due statue di cera” racconterà delusa ai genitori più tardi. “Ma non era colpa loro, era l’organizzazione, che non funzionava”. Già, l’organizzazione.
Dai Beatles in poi, annusato il business, dietro questi eventi c’è sempre chi sa ricavare il massimo da ogni occasione, chi lucra senza ritegno sulle emozioni esplosive di sciami di ragazzine che si consumano per un sorriso. E spendono, spendono, spendono. Un potenziale ormonale inesauribile da sfruttare col minimo sforzo, senza neanche prendersi il disturbo di mettere due transenne. Tanto, al prossimo richiamo, quelle tornano. E’ gente che per un bacio di un OneD baratterebbe la pelle di suo padre (perché quella della madre la darebbe via per molto meno).
La giornata sfuma praticamente in code. Un’ora per una selfie con Mizzy e Jam. Altre due per una con Ralphie che poi va via e lascia solo Zen, che “chi lo conosce ma già che ci sei la foto la fai con lui, lo vuoi mica umiliare?”
La fiera delle webvanità si consuma così. In fila. Sudati risparmi sborsati per morire di sete, di caldo, di ressa, per avere in cambio briciole di nulla.
Più tardi un’altra somma di treni riporterà Gemma e le sue amiche a casa. Sfatte, insoddisfatte, miracolosamente illese ma comunque felici di esserci state.

L’adolescenza è una malattia.
Non esiste un vaccino, ci passano tutti e per fortuna prima o poi guarisce da sola.
Quasi sempre.

 

 

 

 

 

 


15 commenti

Quinto: delirio materno

Ti guardo mentre dormi.
Lo faccio ogni notte, da molti anni.
Mi siedo sul bordo del letto, facendo attenzione a non svegliarti, e lascio che l’occhio corra lungo il tuo corpo abbandonato, ringraziando il caldo complice che ti costringe a scostare il lenzuolo, e mi permette di osservarti meglio e cadere nella malìa di una meraviglia segreta e sempre nuova.
Lo spazio che occupi è ogni giorno più grande. Si avvia con prepotenza a conquistare la sua personale dimensione. Quante volte, in uno slancio protettivo ed egoistico insieme, ho desiderato scioccamente che si fermasse, per conservarti innocente e mantenere per me l’esclusività del tuo sguardo rapito!
Resisto alla tentazione di toccarti, non voglio spezzare bruscamente l’avventura folle che domani mi racconterai.
Alcune volte l’ho fatto. Posando un bacio il più possibile leggero sui  tuoi capelli arruffati, ho provocato un movimento secco o un sorriso o un borbottio senza senso, o ancora mi sono ritrovata addosso due occhioni spaventati. Stanotte non intendo disturbarti e ti guardo soltanto, affascinata dall’armonia perfetta del tuo volto, compiaciuta e turbata dalla sensualità di quelle labbra carnose, che presto saranno il primo veicolo del tuo allontanarti da me.
In fondo non sono che la matita che la vita ha impugnato per tracciare queste linee acerbe.
Hai preso una parte consistente di me, che non potrò più essere quella di prima, lo sai? Ci sono giorni in cui capita che questo mi pesi un po’. Ma non me l’hai chiesto, sono stata io a dartela, questa energia, che a mia volta presi a manciate, senza peraltro ringraziare.
Che il conto, alla fine, pareggi?
Ti guardo dormire, e scivolo dietro al tuo respiro in un incanto ipnotico, che risucchia il senso del tempo, come mi succede soltanto davanti al mare, nei migliori amplessi, o quando mi immergo in quelle pagine che mi sanno irretire.
Potrei stare qui tutta la notte a contarti le efelidi sul viso e sorridere delle buffe espressioni del tuo sonno, dimenticando l’ansia della sveglia e la fatica del lavoro.
E’ il momento più prezioso. Intimo e sereno, scevro dalle tensioni del giorno, ma anche tormentato ed univoco, perché saranno quelle, che ricorderai, e non questi momenti di intensa tenerezza dei quali sei protagonista incosciente.
Spero che un po’ d’amore filtri anche così, attraverso le palpebre chiuse.
Non si offendano i poeti, e la Natura sorvoli indulgente, su quanto sto per dire a bassissima voce.
“Al mondo nulla è più bello di te, figlio mio”.