l'orsa di mezzo

Perché tra il maggiore e il minore non c'è un buco nero

Terzo: dei mondi capovolti

13 commenti

Esistono bolle, sotto il pelo dell’acqua, che dal di fuori non si vedono.
Non nel mare, sono bolle d’aria dolce. Le trovi soprattutto nei torrenti, in quegli slarghi ripidi colorati di blu e di verde, dove il lattementa sfuma in  un azzurro intenso che scurisce solo là dove lo spazio, in basso e in largo, lo asseconda. La superficie brilla fra le macchie d’ombra e ti rimanda un fondo cupo, misterioso e invitante, che  pare fermo e invece scivola segreto, senza riposo, verso un’illusione di fine.

Succede nei boschi, d’estate.
La pelle affranta pregusta il fresco e si sbaglia. Spogliata ed immersa, prova un subitaneo rimpianto a cui non c’è rimedio, e si rassegna al nuovo ambiente gelido dibattendosi in gesti affannosi che si fanno man mano più lenti e convincono il cuore a riprendere un passo pressappoco normale.
Spesso sono molto piccole, le bolle dei torrenti, e in gran numero. Solleticano spiritose scoppiando e moltiplicandosi in gorgoglii discreti, raccogliendo inosservate i messaggi di un corpo che perde calore e smuove intorno piccole nubi torbide.
A volte, però, se la giornata è favorevole, il sole occhieggia dalla giusta inclinazione, e si è molto fortunati (o il contrario, vorrei dire), può capitare di imbattersi nelle grandi bolle. Hanno dimensioni variabili, dallo spazio di una testa, che improvvisamente può scoprire di riuscire a respirare per qualche secondo, a quello di un’intera persona che si trova, in questa rarissima evenienza, avvolta in un sorprendente nido di aria tiepida.
Viene spontaneo, allora, aprire gli occhi, e lo stupore è enorme di fronte all’inaudito spettacolo di un mondo rovesciato, fatto di tinte morbide e suoni ovattati, alberi a testa in giù e nuvole che scorrono pigramente sul fondo, il tutto racchiuso in una membrana vibrante, la cui superficie sembra rifrangere una luce nascosta proveniente dall’interno.
Una simile scoperta è tanto sbalorditiva che taluni bagnanti sprovveduti, rapiti dall’incanto, non si rendono conto che l’aria a disposizione è pochissima, e nell’agitarsi per l’improvvisa mancanza d’ossigeno, spezzano la sottile placenta che li avvolge, mentre, ad occhi sgranati e bocca fatalmente aperta, osservano sgomenti la magia dell’attimo dissolversi in un turbinìo di bollicine sfrigolanti, che, spudorate, catturano e portano lontano quel che resta del calore, consegnando al fondo viscido un altro fardello da accompagnare a valle.

E’ così che certe vite finiscono, nei torrenti, d’estate: ingoiate nel ventre effimero di un mondo capovolto.

o.107236

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Autore: stella scadente

Esemplare femmina (o femmina esemplare, a scelta) di essere umano.

13 thoughts on “Terzo: dei mondi capovolti

  1. Un incanto, triste ma così bello!

  2. Continuiamo nell’espiazione del daltonismo…nel florilegio delle sfumature e nei crescendo e calando d’intensità dei colori…questo bouquet di parole (che definirlo post è un insulto) mi ricorda i Laghi di Plitvice, il luogo più magico in cui mi sia mai perso. E forse mai ritrovato.
    Leggerti è respirare, sallo.

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